LE PRIME GRANDI PROVE E LA L'ADOLESCENZA DI S. GEMMA

- Morte del fratello Gino e prime malattie

- Gemma presso gli zii a Camaiore

- Morte del babbo

- Corteggiamento

- Malattia grave e guarigione miracolosa

Nel 1893, a quindici anni, Gemma per volontà del padre lascia la scuola. La sua famiglia era infatti preoccupata che l’eccessivo studio potesse ulteriormente peggiorare il suo stato di salute in apparenza cagionevole. Si dedicò con solerzia alle faccende domestiche prendendosi cura dei fratelli, badando in particolare alla loro educazione religiosa. Si distinse per la grande disponibilità verso tutti, pronta soprattutto a fare pace tra i fratelli e le sorelle quando questi litigavano.

Le zie la ricordano come sempre umile, ubbidiente e serena. Il suo intenso amore si dispiegò non solo verso i famigliari ma anche verso i poveri. Quando usciva di casa si portava i denari regalati dal padre o qualunque alimento per darli ai poveri. Arrivò anche a rinunciare alla propria biancheria per regalarla ai poveri. La generosita’ verso i poveri divenne a tal punto nota presso di essi che questi la cercavano sempre appena usciva di casa, e ciò obbligò il padre a imporle di non regalare loro piu’ nulla. Gemma stessa narra nella sua autobiografia che l’impossibilità di donare qualcosa agli indigenti la faceva piangere continuamente, costretta come era tra l'altro a non uscire di casa.

La sua ardente carità verso il prossimo non poteva trovare altra origine che nella sua intensa vita spirituale. Gemma, nonostante la sua giovane età, dedicava ogni giorno molte ore alla preghiera. La sua preghiera progressivamente si tradusse sempre di più in orazione mentale e meno in orazione vocale, meditando di continuo i misteri della vita di Gesù ed in particolare la sua Passione; va infatti evidenziato come la sua meditazione si alimentava con la profonda conoscenza della dottrina cristiana.

Fin da piccola Gemma nutriva un amore appassionato verso il Crocifisso, tanto che lei stessa dichiara che cresceva sempre di più in lei il desiderio di "poter aiutare Gesù nei suoi dolori". Capitò anche che un giorno, fissando il Crocefisso, cadde in terra priva di sensi. Il padre quando constato’ lo stato di prostrazione della propria figlia non esitò a rimproverarla. Ciò, però, non la condizionò minimamente ma anzi rinnovò in lei il proposito di patire ancora di più e di accostarsi il più possibile all’Eucarestia. Infatti, Gemma non perse occasione di frequentare quotidianamente la Messa, preparandosi con molta cura all’incontro con Gesù e dedicando moltissimo tempo al ringraziamento.

Di essa narra la zia Elisa: «Non faceva altro che pregare e meditare, in chiesa, a letto, levata, sempre, dovunque si trovava. A volte si aiutava coi libri e molte volte faceva da sé dicendo: Val più la preghiera fatta con la mente che con la parola». Lo spirito di preghiera e la passione di parlare di Gesù portava S. Gemma a coinvolgere i familiari, i bambini e gli adulti (in particolare con la sorellina Giulia leggeva spesso la vita dei Santi e ascoltavano diverse Messe la Domenica). Infatti la Domenica pomeriggio nella propria parrocchia o a Camaiore, presso gli zii, interveniva frequentemente al catechismo degli adulti e dei bambini.

La fortezza spirituale di S. Gemma doveva essere messa alla prova da una serie di lutti e malattie che si succedettero praticamente senza interruzione dal 1894 al 1899. Il primo evento doloroso che S. Gemma adolescente conobbe fu la morte del fratello Gino, verso il quale S. Gemma nutriva un affetto privilegiato. Gino, avviato al sacerdozio, si ammalò quando era ancora seminarista della stessa malattia della madre: la TBC. Dopo una lunga agonia, assistito giorno e notte dalla sorella prediletta, spirò nel 1894. Ciò condusse S. Gemma ad un tale stato di prostrazione interiore da ammalarsi gravemente e rimanere a letto per tre mesi. Guarì dopo tale periodo.

Gemma frequentava ancora la scuola quando si ammalò ad un piede. Tenne nascosta per mesi il rigonfiamento che le era apparso sul piede, finchè una panca le cadde proprio sul rigonfiamento provocando la sua rottura. Fu accertato dai medici essere un tumore, probabilmente non maligno. Si dovette operarla comunque con urgenza; Gemma accettò che l’intervento avvenisse senza l’applicazione di alcun anestetico. L’intervento consisteva in una pulizia di quello che era rimasto del tumore e nel raschiamento dell’osso. Non emise alcun lamento durante l’intervento sopportando con coraggio la lunga operazione, così hanno potuto testimoniare coloro che hanno presenziato all’operazione chirurgica.

Le spese sostenute per le cure verso il fratello Gino e soprattutto alcune infelici operazioni economiche del padre, il quale avvallò con proprie garanzie personali le iniziative economiche spericolate di alcuni suoi conoscenti, causarono un grave dissesto economico nel patrimonio dei Galgani. Per coprire i debiti furono costretti a vendere la casa di campagna e la stessa casa di Lucca in cui abitavano. Infatti, l’insuccesso delle intraprese economiche dei conoscenti, a cui il padre di Gemma aveva prestato le garanzie, indussero i creditori a rivalersi sul patrimonio dei Galgani spogliandoli di ogni bene immobile. Gemma visse la disfatta economica con grande serenità, quasi compiacendosi di essa ed incoraggiando i suoi familiari a sopportare tale situazione con grande fiducia nella provvidenza divina.

Purtroppo, la disperazione del padre fu tale che da lì a poco si ammalò gravemente; fu colpito da un cancro alla gola. Dopo una lunga e dolorosa agonia, assistito dalle cure materne della figlia prediletta, muore l’11 Novembre del 1897 quando Gemma aveva appena 19 anni. Seppure affranta dal dolore della scomparsa del padre, reagì con maggiore serenità e spirito di rassegnazione in Dio rispetto ai precedenti lutti dei familiari. Palesò tra l’altro in quel periodo ai propri familiari di essere oramai pronta per farsi monaca.

La famiglia Galgani piombò in una grave miseria. Gli stessi creditori, non paghi di essersi soddisfatti sul ricavato della vendita della proprietà dei Galgani, mandarono gli ufficiali giudiziari a sequestrare la farmacia del padre ed ogni altro oggetto o denaro che avessero trovato in casa. Arrivarono perfino a frugare nelle tasche di S. Gemma per portarle via quei pochi spiccioli che le rimanevano. Da allora iniziò un periodo di dolorosa indigenza per i fratelli Galgani, i quali erano assistiti per quanto possibile dalle zie. Conobbero la fame e vissero per un lungo periodo della carità di parenti e amici.

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