Le prime grandi prove e adolescenza (continuazione)

L’avvenenza di S. Gemma era tale che attirò l’attenzione di diversi giovani interessati ad un fidanzamento serio. Si narra infatti che un giorno, quando era ancora adolescente, mentre stava passeggiando con la zia fu avvicinata da un giovane sottufficiale il quale espresse chiaramente alla zia il desiderio di stabilire un legame affettivo stabile con lei. Su fermo suggerimento di Gemma la zia riferì al giovane che la nipote respingeva recisamente il suo invito. Da allora Gemma prese la risoluzione di tener sempre basso lo sguardo quando andava fuori casa; conseguentemente si fece pure fare da una sarta un cappello dai bordi larghi che coprisse il più possibile il suo volto.

In estate Gemma era solita trascorrere l’estate presso gli zii di Camaiore. Il dissesto economico della sua famiglia costrinse alcuni dei fratelli Galgani a soggiornare presso gli zii e così anche Gemma dovette prolungare il suo soggiorno presso gli zii di Camaiore. Non passò molto tempo che anche a Camaiore fu di nuovo corteggiata a lungo dal figlio del farmacista del paese, il quale le manifestò definitivamente le sue chiare intenzioni mediante una lettera consegnata alla governante della famiglia. Gemma senza alcun esitazione, constatato la riluttanza della domestica a contattare il giovane, andò a cercarlo per dirgli che era tutta di Gesù e che pertanto non intendeva in nessun modo avviare una relazione affettiva con lui.

Durante la sua permanenza di Camaiore cominciò a sentire dei dolori alla schiena e di conseguenza approfittò di tale evento per tornarsene presso la sua famiglia in Lucca, dicendo ai suoi zii che aveva bisogno delle cure somministrate da parte dei più stretti congiunti. Tornata pressa la propria famiglia constatò una situazione di grande indigenza economica, tanto che le zie la rimproverarono per il fatto di essere rientrata in una situazione di così grande deprivazione economica, tale da rendere proibitivo sostenere alcuna spesa per il suo mantenimento e per le cure della sua malattia.

Gemma a causa del suo grande pudore e riservatezza inizialmente nascose la gravità del suo mal di schiena. Oramai però la patologia cominciava a mostrare degli evidenti segni esteriori. Infatti, la schiena cominciava a incurvarsi, si constatarono la perdita dell’udito, disturbi di meningite, e successivamente la caduta di tutti i capelli e la paralisi delle membra. A quel punto la obbligarono per il suo bene ad accettare le visite dei dottori. Venne riscontrato un grave ascesso nella regione lombare. I dottori tentarono inizialmente di curarla con punture di glicerina iodoformica ma essendo la cura risultata inutile, cercarono di praticare i cosiddetti bottoni di fuoco, tecniche terapeutica del tempo particolarmente dolorosa.

I dolori proseguirono sempre più intensi per un anno intero e fu pure obbligata a portare un busto di ferro. Nonostante ciò, non si udì mai emettere da Gemma parola di lamento. Si sviluppava in lei sempre di più la coscienza che le sue prove erano permesse dal Signore per la salvezza dei peccatori. Infatti, non solo pregava costantemente per i peccatori, ma li faceva pregare e se ne aveva l’opportunità prendeva anche iniziative concrete per aiutarli a convertirsi, come nel caso di una collaboratrice della famiglia.

Gemma seppe che l’acquaiola (allora si usava portare l’acqua in casa non essendoci un sistema di collegamento con l’acquedotto) conviveva con un uomo che in cambio dei suoi amori le pagava l’affitto. La convocò presso il suo letto e la convinse a prendere quei pochi soldi che le zie le mandavano da utilizzare per il pagamento dell’affitto, ed in cambio avrebbe dovuto lasciare quell’uomo, cosa che avvenne.

L’eroica sopportazione da parte di Gemma di tale stato di sofferenza si diffuse nel mondo ecclesiale lucchese. Cominciarono perciò a venire a trovarla le sue vecchie Suore maestre, più altre suore di altre congregazioni religiose che additavano Gemma come esempio straordinario di pratiche delle virtù cristiane. Fu durante una di queste visite, che Gemma, provando un senso di simpatia verso una giovane aspirante suora accompagnata dalla Suora Maestra, ebbe il primo consapevole desiderio di consacrarsi alla vita religiosa. Desiderio che confidò a Mons. Volpi, suo confessore, il quale, le fece emettere i voti privati di castità. La vocazione di Gemma fu pure convalidata da un evento soprannaturale o per la precisione da un santo che le apparve confermandola nella sua scelta.

A Gemma infatti fu imprestato per vie traverse un libro dedicato all’allora Venerabile Gabriele dell’Addolorata, il quale pochi anni dopo veniva eretto agli onori degli altari e proclamato Santo. Inizialmente non diede molta importanza a quella biografia. Una sera però, particolarmente abbattuta per la prolungata malattia e soprattutto a causa delle violente tentazioni del demonio (cercava di gettarla in ogni modo nello sconforto per poi invitarla a seguirlo con la promessa che gli avrebbe procurato la felicità), riuscì a riconquistare la serenità solo dopo aver invocato San Gabriele. Le tornò il desiderio di leggere quel libro. Ne fu ammirata e ne trasse grande forza spirituale. Si legò talmente a San Gabriele che oltre ad aver letto e riletto numerose volte la sua vita, non riusciva più a dormire senza la sua immaginetta sotto il cuscino; ne percepiva la presenza in tutti gli atti e pensieri della giornata. San Gabriele ricompensò tale devozione spirituale apparendole di notte in sogno. Gemma lo vide vestito di bianco con l’abito da passionista e le promise che sarebbe riapparso. Infatti, così avvenne. Quando Gemma stava per emettere i voti di verginità le apparse dopo la Comunione dicendole di emettere i voti ma di non aggiungere altro, quindi le diede il simbolo dei Padri passionisti ossia il cuore della passione di Cristo.

La malattia intanto andava peggiorando sempre di più. I medici tentarono un altro intervento chirurgico ai reni. Eravamo nel Gennaio del 1899. Il mese successivo oltre alla tabe spinale si aggiunse un’altra malattia: un tumore al cervello che le provocava indicibili dolori. Oramai veniva data per spacciata dagli stessi medici. Il suo confessore, come estremo tentativo le suggerì di rivolgersi all’intercessione della Beata Margherita Alacoque con una novena. Gemma due volte iniziò la novena senza riuscire a terminarla a causa degli eccessivi dolori. Senonchè, una sera le apparse una presenza che riconobbe essere in seguito come San Gabriele, il quale le poneva una mano sulla fronte e le faceva recitare i Pater al Cuore di Gesù e dei Gloria Patri alla Beata Margherita. Così avvenne per otto giorni di seguito. Il penultimo giorno dopo aver preso l’eucarestia constatò con sua grande commozione di essere guarita e scoppiò in un pianto dirotto. La notizia della guarigione miracolosa si diffuse in tutta Lucca, tanto che S. Gemma venne soprannominata la "miracolata".

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