LA MORTE DI GEMMA GALGANI E LA SUA PROCLAMAZIONE A SANTA

- La missione di S. Gemma

- Le ultime prove della sua vita

- Morte di S. Gemma e sua canonizzazione a santa della Chiesa

Santa Gemma diventò ben presto consapevole della sua vera missione: quella di offrire la sua vita e le sue sofferenze per tutti i peccatori. Il termine peccatori suscita presso i contemporanei un che di anacronistico e superato. Infatti, le teorie psicologiche moderne in gran parte hanno abolito la coscienza della colpa morale ed il conseguente concetto di espiazione. In realtà, non bastano le teorie umane a soffocare il grido nostalgico del figliuolo prodigo di tornare alla casa del padre e perciò gustare la misericordia di Dio nella ritrovata purezza di cuore, la quale costituisce la vera "terapia" da tutte le nostre temute angosce e nevrosi. C’è bisogno di un figlio maggiore che col proprio sacrificio renda possibile la riconciliazione dei più deboli. S.Gemma può ben assurgere al ruolo di sorella maggiore e primogenita dei suoi fratelli, accollandosi il peso misterioso della croce per amore della salvezza dei suoi fratelli.

Non si può comprendere ed in definitiva accettare la vastità delle esperienze dolorose di Gemma Galgani se non ritrovando la spiegazione nella sua inesauribile passione per la salvezza degli uomini. Significativa appaiono le testimonianze al suo processo di beatificazione di coloro che l’avevano conosciuta, citiamo alcuni passi: "Gemma si affliggeva molto per i peccati altrui e più volte cercava di offrirsi a Dio a vantaggio dei poveri peccatori; e questa era tutta una specialità di Gemma. Avrebbe voluto andare a predicare per tutto il mondo la fede di Gesù e propagare il suo regno, convertire pagani, eretici, peccatori. Avrebbe dato il sangue, tutto il suo sangue per lo zelo della gloria di Dio e per il bene delle anime".

Il sangue S. Gemma lo versò realmente: ricordiamo ad esempio le lagrime di sangue versate per un mese intero per la conversione dei sacerdoti. Commoventi e impressionanti sono le sue suppliche a Gesù, accompagnate da veglie, digiuni e penitenze, per ottenere il perdono e la conversione dei peccatori a lei affidati anche da persone che conoscevano la sua potente intercessione; riportiamo una di queste sue suppliche: «Ti fanno così piangere? O Dio, Gesù! Questi poveri peccatori non li abbandonare. Sono pronta io a fare qualunque cosa. Tu sei morto in croce; fammici morire anche me. Sono tutti i figli tuoi; se sono figli tuoi non li abbandonare. Sai, Gesù li voglio salvare tutti. Se tu li abbandoni allora non c’è più speranza. Fino a che non mi hai detto che li vuoi tutti, io….Non sono io che devo soffrire per loro? Dunque, prenditela con me. Dei peccatori ne hai tanti, ma delle vittime ne hai poche..O Gesù perché stasera non li vuoi perdonare. La vittima di tutti i peccatori voglio essere io».

La sua bontà immensa non conosceva proprio limiti: pregava per i propri avversari più irriducibili come se si fosse trattato della persona più cara, dice in un dialogo: « Gesù ti raccomando il mio più grande nemico. Guidalo, accompagnalo; se la tua mano deve gravare sopra di lui, no sopra di me. Dagli tanto bene, Gesù…».

Non conosceva neppure confini di spazio e tempo. Gemma seppe attraverso un’ispirazione che una religiosa passionista, molto ammalata, stava per morire. Chiese informazioni al riguardo presso il suo Padre spirituale, che gli confermò la verità di quella ispirazione. Morta la religiosa, questa gli apparve per chiederle di pregare e soffrire per lei in modo da poter annullare le pene del purgatorio e così poter entrare in paradiso dove Gesù ansioso la aspettava. Gemma per sedici giorni pregò e fece penitenza per quest’anima defunta; dopo un ulteriore apparizione in cui la incoraggiava a resistere ancora per pochi giorni, ebbe finalmente la conferma del suo passaggio in paradiso con una visione in cui la religiosa, ringraziandola e accompagnata dal suo angelo custode e da Gesù, faceva ingresso in paradiso tutta festante.

L’amore appassionato di S. Gemma per tutti suoi fratelli, viventi e defunti, poveri e ricchi, peccatori e virtuosi, religiosi e laici, doveva rendersi visibile e quindi comprensibile a tutti gli uomini che dopo la sua breve esistenza possono aver la fortuna di conoscerla e spiritualmente avvicinarla. Per questo ci ha lasciato una grande opera vivente, quale è il Monastero delle Passioniste di Lucca e la Congregazione delle Sorelle di S. Gemma, che custodiscono il corpo ed i luoghi nei quali Gemma ha vissuto e soprattutto diffondono con la preghiera e la carità la sua spiritualità.

Per la nascita di quest’opere Gemma ha dovuto pagare con le due ultime prove finali e più dolorose della sua vita. Gemma, all’età di 21 anni, oramai ben inserita nella famiglia Giannini, riprende con rinnovata determinazione e forza l’iniziativa di farsi suora di clausura, sempre preferendo innanzitutto le passioniste. Si propose come candidata alla vita religiosa presso numerosi istituti, le Zitine, le Cappuccine, le Teresiane. Quest’Istituti religiosi, pur notando il suo grande e profondo fervore religiose, rifiutarono l’una dopo l’altra di accoglierla per i due soliti motivi: era di malferma salute ed in quanto orfana non poteva assicurare alcuna dote.

Le Mantellate l’avevano anche ammessa, ma purtroppo il medico delle suore diede parere negativo, ritenendo che Gemma non avrebbe potuto sopportare la grande umidità del convento. La Superiora delle Mantellate riferisce quest’espressione di commento di Gemma, quando seppe che fu respinta in seguito al parere negativo del medico curante di accogliere Gemma tra le suore; disse: "Se mi mettono in convento Gesù mi ha detto che mi fa vivere fino a cinquant’anni; e se non mi mettono in convento a venticinque anni mi prende". In effetti avvenne proprio come predisse.

Quest’anima purissima era comunque chiamata a compiere un ulteriore e finale sacrificio: quello dell’accettazione di non potersi fare suora passionista. Il Signore avrebbe tratto da questo suo sacrificio la linfa vitale da cui far sorgere il Monastero delle Suore di clausura Passioniste di Lucca, le quali insieme alle Sorelle di S. Gemma dovevano rappresentare e quindi rappresentano oggi a tutti gli effetti il vero modello di come veramente si deve amare e servire Dio.

Gemma seppe dell’intenzione da parte delle Passioniste di fondare un Convento in Lucca. La notizia la entusiasmò talmente che cominciò a dedicare ogni sua energia per favorire la nascita di quest’opera di Dio. Si rivolse subito al cielo per trovare conferma in questa sua iniziativa. S. Gabriele le apparse una notte promettendole che da lì a due anni sarebbe sorto il Monastero. Alla domanda di Gemma se fosse diventata suora passionista, S. Gabriele rispose: «Sorella mia sarai». Evitò quindi di specificare modi e tempi di e quando e come sarebbe diventata suora: Gemma infatti quando morì fu vestita da Suora passionista e la sua salma è tuttora conservata presso le Passioniste di Lucca.

 

Introduzione  | Webmaster | Galleria | Contatto |  Links  |  Visitatori