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LE STIGMATE E L'INGRESSO IN CASA GIANNINI- Vocazione di S. Gemma
e tentativi di essere accolta nelle Congregazioni di religiose - Le Stigmate - Ingresso in casa Giannini
- Condotta di Gemma in casa Giannini |
Il desiderio di consacrarsi totalmente maturò fino a decidere di farsi monaca di clausura e quale segno di gratitudine verso S. Margherita Alacoque, grazie alla cui intercessione fu miracolosamente guarita, scelse di entrare nello stesso ordine che sispirava a S. Margherita Alacoque, ossia le Suore della Visitazione. Fu stabilito che entrasse presso le Suore della Visitazione nel mese di Maggio del 1899. Nel periodo compreso tra il mese di Marzo (data di accettazione delle richiesta di Gemma di entrare nel Convento delle Visitandine) e quello di Maggio le esperienze mistiche si resero più frequenti e "sensibili".
Il Giovedì santo, mentre la nostra Santa stava praticando lOra Santa (unora di preghiere dedicata a Gesù) si sentì improvvisamente ripiena del dolore insostenibile per i suoi peccati che sfogava in un pianto dirotto, così racconta lei stessa nella sua autobiografia. Perse contatto con il mondo esterno ed immediatamente dopo si trovò di fronte a Gesù Crocifisso, il quale versava sangue da tutte le parti. Abbassò gli occhi di fronte a quella vista e rimase con la fronte abbassata fino in terra, continuando a percepire un orrore grande per i suoi peccati. Lei stessa afferma che le piaghe di Gesù le simpressero così profondamente che non le si cancellarono mai più.
Il Venerdì santo seguente «Gesù si fece sentire allanima mia così forte; ma fu così forte quella unione, che io rimaneva come stupida. Ma parlò ben forte Gesù» (Autobiografia, pag. 254 ). Una sera di Aprile mentre Gemma stava da sola nella sua cameretta Gesù Crocifisso le apparve con le piaghe aperte e le disse: «Guarda figlia ed impara come si ama. Vedi questa croce, queste spine, questi chiodi, queste lividure, questi squarci, queste piaghe, questo sangue? Sono tutte opere di amore e di amore infinito? Vedi sino a qual segno io tho amata! Mi vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire; il soffrire insegna ad amare» (Autobiografia, pag. 256 ).
Arrivò finalmente la data di entrata (il primo Maggio) nel Monastero della Visitazione che coincideva con linizio di un corso di esercizi spirituali. Le sembrò di entrare in paradiso. Le suore ebbero immediatamente profonda stima di quella ragazza e le mostrarono grande affetto, soprattutto la Madre Superiora la trattava con particolare riguardo. Si accelerarono i tempi per il suo ingresso definitivo e la Superiora dopo poche settimane chiese il permesso allArcivescovo di Lucca dinserirla nel Monastero. LArcivescovo non volle però concedere tale permesso innanzitutto per la sua cagionevole salute, era noto infatti che aveva avuto un madre tisica. Successivamente venne sollevato un altro motivo di diniego: la mancanza di dote. Gemma in quel periodo fece diversi tentativi di farsi suora, rivolgendosi a più Ordini religiosi, ma fu tutto vano, ogni volta le venivano obiettate le due seguenti ragioni: la malferma salute (anche se in quel periodo Gemma mostrava unottima salute) e la mancanza di dote. La vera ragione ce lo narra lei stessa nella sua autobiografia: « ..ma quando mi dicevano di dovere entrare, mi sentivo un certo di che di curioso che mi veniva quasi da piangere e molte volte mi sentivo allorecchio queste parole: Non sarà mai là».
Un
giorno tornando a casa dopo la Comunione Gemma sentì una voce dire:
«Gemma coraggio! Ti aspetto al Calvario: è verso quel monte che
sei diretta». La voce premonitrice non tardò molto a cominciare
a realizzare quanto preannunciato. L8 giugno 1899, vigilia della festa
del S. Cuore, di sera Gemma percepisce in maniera più straordinaria
del solito un dolore straziante dei suoi peccati. Ebbe la coscienza chiara
dellintensità delloffesa recata a Dio e quindi dei tormenti
che Gesù dovette soffrire per lei. Ne seguì un forte sentimento
di disgusto per tutti i suoi peccati ed il desiderio di espiarli. Immediatamente
dopo cadde in estasi e si trovò di fronte a Maria ed alla cui destra
stava ritto il suo Angelo custode. La Madonna la invitò a recitare
latto di contrizione, quindi la Madre santa in nome di Gesù l'assolvette
dai suoi peccati. Disse a Gemma che Gesù proprio perché lamava
tanto voleva farle una grazia speciale e le chiese se sapeva rendersene degna.
Maria quindi lavvolse col suo manto ed immediatamente dopo le apparve
Gesù con tutte le ferite aperte; da quelle ferite uscirono fiamme di
fuoco che penetrarono le sue mani ed i suoi piedi. Si sentì morire,
ma la Madonna la sorresse forte. Infine, dopo parecchie ore (così narra
nella sua autobiografia- pag. 262) appena dopo che Maria la baciò sulla
fronte tutto sparì e si ritrovò in ginocchio per terra grondando
sangue dalle piaghe che si erano formate sulle mani e sui piedi. Cercò
di coprirle come meglio potette e con laiuto dellangelo andò
a letto.
Nello stesso periodo la nostra santa frequentando una chiesa di Lucca durante `un ciclo di preghiere dedicato al Cuore di Gesù ebbe la possibilità dimbattersi in una signora anziana, il cui nome era Cecilia Giannini. La sig.ra Cecilia, che partecipava anchessa ai momenti di preghiera, rimase impressionata dalla intensità e trasporto con cui Gemma pregava. Il rapporto tra le due rimase distaccato fintantoché, un padre passionista dal quale Gemma si era confessata, le diede un successivo appuntamento presso Casa Giannini, dove abitualmente veniva ospitato quando si fermava a Lucca. Diede il compito di avvertire la nostra Santa alla sig.ra Cecilia. Fu tale occasione che legherà Gemma a questa signora che diventerà la sua madre adottiva.
La
Zia Cecilia, così soprannominata dalla stessa Gemma, la prese così
in simpatia tanto da invitarla a dimorare presso Casa Giannini. La famiglia
Giannini era costituita dal Cav. Matteo Giannini, farmacista, la moglie, gli
undici figli, dalla sorella di Matteo la sig.ra Cecilia Giannini; erano ospiti
della famiglia don Lorenzo Agrimonti ed i domestici. La famiglia traeva la
sua agiatezza oltre che dallattività del Cavaliere Matteo anche
dalla cereria (piccola fabbrica per la produzione di ceri) che serviva le
numerose chiese della zona, nonché dalle rendite di alcuni possedimenti.
Era una famiglia di profondo impegno religioso e forte era in particolare
il legame con i Padri Passionisti, i quali si fermavano presso i Giannini
durante lo svolgimento del loro ministero a Lucca. Accanto alla costante vita
di preghiera i Giannini si caratterizzavano anche per un accentuato spirito
di carità sia verso la chiesa che verso i poveri.
Gemma, viveva già un forte disagio nella sua famiglia originaria, composta dalle zie e dai fratelli, alcuni dei quali tra laltro in diverse occasioni mostravano un forte scetticismo ed ironia verso le sue esperienza mistiche. Quindi, Casa Giannini rappresentò il contesto adatto perché potesse ulteriormente progredire la sua unione con Dio senza intralci. Infatti, i membri della famiglia si mostrarono accoglienti e generosi verso la nostra Santa: Matteo Giannini, il capofamiglia, essendo venuto a conoscenza delle condizioni di indigenza in cui viveva Gemma, decise di ospitarla definitivamente allinterno della sua famiglia; si trasferì pertanto presso i Giannini verso la fine del 1899.
Gemma fu accolta più come una figlia e sorella che come unestranea verso cui fare unopera di carità. Si adattò ai ritmi ed allambiente di casa Giannini. In particolare, si legò moltissimo alla Zia Cecilia, che continuamente vigilava su di lei affinché le sue straordinarie esperienze mistiche non suscitassero curiosità ed attenzioni esagerate da parte di amici o parenti della famiglia Giannini. La Zia Cecilia si prese cura della sua "figlia adottiva" in tutti gli aspetti sia materiali che morali, spronata a fare ciò da Padre Germano, il confessore di Gemma, al quale doveva riferire tutto quello che viveva la nostra Santa.
Gemma allinterno della famiglia Giannini aveva il compito di aiutare i bambini piccoli a fare i compiti, collaborava alla mattina a riassettare i letti e soprattutto la sua mansione preferita era quella di rammendare le calze in quanto le consentiva di rimanere assorta nella contemplazione di Dio. Generalmente rimaneva in costante silenzio in modo da mantenere viva la sua unione mistica con Cristo e soprattutto la sua bontà verso tutti i membri e domestici di casa Giannini verso i quali si prodigava senza risparmiare alcuna energia. Assisteva amorevolmente e puntualmente chi fosse ammalato, aveva sempre il sorriso pronto anche verso coloro, come qualche domestico, che si mostravano ostile verso di lei. Si prendeva cura in particolare dei poveri che venivano a chiedere la carità occupandosi di loro non solo sotto il profilo dell'assistenza materiale ma anche dal punto di vista della loro educazione religiosa-materiale.
I membri della famiglia Giannini e gli amici che venivano a far visita hanno rimarcato comunemente nella deposizione durante il processo di beatificazione il fascino e addirittura la soggezione che suscitava lo sguardo di Gemma. Pertanto, Gemma seppur poverissima orfana, è sempre stata circondata da grande rispetto e forse venerazione da tutti coloro che vivevano o frequentavano Casa Giannini.
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