VIRTU` ED ESPERIENZE MISTICHE DI S. GEMMA IN CASA GIANNINI

- Gemma e l’imitazione della Passione di Cristo

- La prova dello scetticismo da parte di rappresentanti della Chiesa verso i fenomeni della stigmatizzazione in Gemma

- La Guida spirituale

- Santità’ di S. Gemma: le virtù’ cristiane

S. Gemma occupa nella storia della cristianità certamente una posizione di assoluto primo piano, soprattutto per quanto riguarda l’imitazione della Passione di Gesù. Ha conosciuto quasi tutte, anche se evidentemente in misura inferiore, le sofferenze che Gesù ha provato nella sua Via Crucis. E` raro ritrovare nelle storie dei Santi prove così dolorose come quelle che Gemma ha patito. Riportiamo in sintesi alcune di queste esperienze, denominabili anche dalla mistica cristiana come estasi dolorose.

Sudore di sangue: Fu vista più volte da vari testimoni sudare lacrime di sangue per il dolore che provava a causa dei peccati degli uomini. Tale fenomeno si verificò in particolare quando pregava per i sacerdoti.

Incoronazione di spine: Gemma stessa ci riferisce nella sua autobiografia le pene che provava mentre riceveva da Gesù la corona di spine, le quali si conficcavano sul suo capo. Il fenomeno avveniva durante le sue estasi dolorose alla presenza di numerosi testimoni, i quali potevano constatare i rigagnoli di sangue che le colavano dal capo; l’esperienza si svolgeva frequentemente tra il Giovedì e Venerdì.

Flagellazione: Durante una delle sue estasi le apparve Gesù sofferente con nelle mani tutti gli strumenti della sua passione, Gemma si commosse profondamente a quella vista. In seguito a quella visione, mentre si trovava a letto durante il giovedì notte subisce in maniera misteriosa una cruenta flagellazione. La zia Cecilia, poté infatti constatare quella mattina le strisce di sangue e le profonde lacerazioni impresse sulla sua schiena; le ferite però scomparvero dopo due o tre giorni.

Sbocchi di sangue: I fenomeni misteriosi della riproposizione della Via Crucis sul corpo di Gemma divennero cosi’ frequenti che i suoi confessori, preoccupati delle conseguenze personali e sociali che tutto ciò poteva comportare, le suggerirono di chiedere al Signore di far cessare tali prove. Così avvenne. Cessarono i segni esteriori, ma l’ascensione mistica d'identificazione nel Cristo crocifisso continuò inarrestabile; infatti, le estasi dolorose trovavano sfogo fisico nel provocare delle strette al cuore così violente da farle buttare ripetutamente sangue dalla bocca.

Insulti, sputi e derisione: Gemma non mancò di assomigliare a Gesù anche nella derisione, disprezzo ed insulti che ricevette da varie persone, tra cui alcuni sacerdoti. Riportiamo alcuni di questi improperi raccontate durante il processo di beatificazione.« E si’, dar retta a quell’isterica», questa era un’espressione che parecchi avevano usato nei suoi confronti. O anche « Và un pò a vedere se riesci ad imbrogliare qualche altro prete »
Diverse volte fu molestata da parecchi ragazzi, i quali prendevano spunto dal suo modo di vestire dimesso per deriderla, tormentarla ed anche sputarle in faccia. In tutte queste occasioni non dimostrò mai alcun’insofferenza.

La pena della crocifissione: La nostra Santa fu sottoposta anche ai dolori che subì Gesù mentre era crocifisso: lo stiramento delle membra, lo slogamento delle ossa, un’agonia terribile vissuta nel più grande abbandono da parte di tutti, la sete inestinguibile. Lei stessa riferisce a questo proposito di uno di questi momenti drammatici di rinnovo della passione di Cristo nelle sue membra: «e poi sente questa più curiosa: l’acqua dovrebbe spegnere al sete, o qualche cos’altro che si beve; ma a me non faceva altro che farmela crescere».

Impressiona il comune lettore la copiosità di prove dolorose vissuta da una singola creatura come Gemma Galgani. Eppure la croce era vissuta da lei sempre nella serenità e pacatezza d’animo, senza mai tra l’altro evidenziare all’esterno stati di angoscia o peggio ancora sentimenti di disperazione. La coscienza profonda di vivere quelle sofferenze, tremende per noi, come scambio d’amore con Cristo era la vera spiegazione della sua forza irriducibile e dell’imperturbabilità d’animo. Tale coscienza era certamente vivificata costantemente dalla grazia del suo Sposo diletto, il quale non mancava di sostenere la sua serva prediletta in tutte le sue prove dolorose.

Citiamo a questo proposito una frase di S. Gemma: «Il mio cuore possiede Gesù, e possedendo Gesù sento che posso sorridere anche in mezzo a tante lacrime; sento sì sento di essere felice anche in mezzo a tanto sconforto ». Gesù stesso in alcune estasi le disse a proposito della croce: «Vedi, figlia mia, il regalo più grosso ch’io posso fare ad un’anima che a me sia molto cara, è di darle da patire»; ed ancora: « Il demonio non ha forza contro quelle anime che per amor mio gemono sotto la croce. O figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso e da essa si apprendono molte virtù». «Vedi questa croce, questi chiodi, queste spine? Tutto è opera d’amore. Guarda ed impara come si ama »

S. Gemma doveva sottoporsi ad un ulteriore prova dolorosa, peggiore di quelle precedenti. Intorno al fenomeno delle sue stimmate, che apparivano ogni venerdì, vennero a crearsi delle prese di posizione molto contrastanti tra parecchi sacerdoti di Lucca. C’era chi sosteneva, come alcuni superiori passionisti, l’autenticità delle stimmate. Vi erano invece altri, per lo più legati alla curia arcivescovile, i quali erano diffidenti e critici, dubitavano che il fenomeno avesse provenienza divina, ritenendo trattarsi di isteria. Il suo confessore, Monsignor Volpi decise quindi di far effettuare una verifica scientifica. Invitò pertanto un suo conoscente medico esperto in psichiatria ad assistere al fenomeno straordinario in uno dei venerdì in cui Gemma subiva la stigmatizzazione.

La nostra Santa avvertì in anticipo Mons. Volpi che nulla sarebbe accaduto perché Gesù non voleva indagini indiscrete su tale esperienza. Lo stesso pomeriggio del venerdì stabilito, sopraggiunti il suo confessore ed il medico, Gemma andò in estasi; presenti chiaramente alcuni membri di casa Giannini si verificò il fenomeno dell’apertura delle stimmate e della sudorazione di sangue. Il medico con un pannolino cercò di asciugare i liquidi che fuoriuscivano dalle mani di S. Gemma, ma trovò le mani perfettamente normali ed asciutte, le stigmate si erano richiuse. Pertanto concluse che tali ferite sulle mani erano provocate dall’isteria di S. Gemma.

Il parere del medico provocò una certa delusione, anche presso i Giannini. Gemma, riavutosi dall’estasi, leggeva nel pensiero dei presenti la loro diffidenza nei suoi confronti; ma sopportò con serenità anche questa prova. Lo stesso pomeriggio dopo che era andata alla benedizione in chiesa con la zia Cecilia le riapparvero le stigmate. Fu immediatamente accompagnata presso l’ufficio di Mons. Volpi, il quale dovette constatare il fenomeno prodigioso. Dopo un po’ di tempo anche gli stessi Giannini ripresero fiducia in lei.

I fatti straordinari che accadevano a Gemma creavano non poco disagio al suo Confessore, Mons. Volpi, il quale preso anche dalle sue mille occupazioni cercò di affidare le direzione spirituale della nostra Santa anche ad altri sacerdoti di Lucca. Gemma dovette di conseguenza cambiare parecchi confessori. Finchè, mancandole un riferimento stabile, supplicò Gesù di darle una guida spirituale sicura. Gesù in visione gli mostrò il suo Direttore spirituale, stava inginocchiato vestito dell’abito dei passionisti, un po’ robusto con i capelli piuttosto bianchi. Gli disse pure il nome: P. Germano. Gemma chiese ai padri passionisti dell’esistenza di tale sacerdote. Dopo un po’ di ricerca, si scoprì in effetti che a Roma operava un certo Padre Germano, uomo di grande cultura teologica e spirituale, al quale erano stati affidati degli incarichi importanti dal suo ordine ed in seguito anche dal Vaticano.

Padre Germano avviò il rapporto con Santa Gemma inizialmente in via epistolare. Fece trascorrere un lungo periodo prima di andarla a trovare, volendo metterla alla prova e quindi verificare se trattavisi di donna incline alle evasioni spiritualistiche oppure di un’autentica mistica, candidata ad essere una delle più grandi Sante della chiesa. Le perplessità di padre Germano si diradarono quando la incontrò di persona. Fu folgorato dalla sua capacità di dialogare con Gesù durante l’estasi e di come proprio in quel primo incontro riuscì a far convertire, supplicando accoratamente il suo Gesù, un uomo gravemente peccatore il quale poco dopo, mosso dalla Spirito di Dio volle confessarsi presso Padre Germano. Padre Germano di fronte a tanta purezza e schietta santità si commosse profondamente e si convinse a prendersi cura di un’anima così cara a Dio, non mancando in seguito di spronarla o riprenderla, ma sempre per amore della sua assimilazione a Cristo crocifisso.

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