Virtù ed esperienze mistiche di S. Gemma in casa Giannini (continuazione)

La personalità e la santità di S. Gemma è difficilmente decifrabile senza un richiamo al modo con cui ha vissuto le virtù evangeliche e cristiane. L’eroismo ed allo stesso tempo la semplicità con cui ha praticato le virtù evangeliche non potrebbe essere capito se non si tenesse conto della ragione profonda di tanta dedizione ed abnegazione nel perfezionamento spirituale della sua persona: ossia il suo amore immenso per Cristo che la portava anche ad accettare le privazioni e sofferenze umanamente altrimenti incomprensibili.

Semplicità: Tra i tratti distintivi della sua persona morale vi era propria la semplicità. I testimoni del suo processo di beatificazione unanimi hanno rimarcato la sua disinvoltura e quasi ingenuità nel vivere le esperienze soprannaturali più straordinarie. Era ad esempio portata a credere, quando per la prima volta ebbe le stimmate, che ciò poteva accadere ad ogni persona comune; così riteneva quasi che anche gli altri potessero avere colloqui diretti con gli angeli come accadeva a lei quasi quotidianamente.

Nonostante la sua straordinaria religiosità i suoi confessori affermarono di non aver mai notato nulla di esagerato ed artificioso nella pratica della religione, evidenziando sempre in ogni suo gesto la semplicità di chi vive tutte le esperienze con distacco e piena confidenza in Dio.
Quella ingenua semplicità non si riduceva certo a semplicioneria, era semmai la giusta presa di distanza dalla realtà materiale di chi era oramai costantemente sempre immersa in un’unione mistica con Dio.

Quando era necessario sapeva anche manifestare appieno tutta la sua "sapienza" e la sua perspicacia: di fronte ad un sacerdote che le domandava sul mistero della Trinità Gemma seppe argomentare così profondamente da lasciare di stucco lo stesso sacerdote. Inoltre, a conferma del suo senso di concretezza e di distacco da se stessa arrivò addirittura in più occasioni a dubitare dell’autenticità delle esperienze soprannaturali che costantemente viveva. Al contrario, il suo ultimo Direttore spirituale era ben cosciente del capolavoro che Iddio Padre stava costruendo in questa sua figlia eccezionale.

Obbedienza: Gemma seppe vivere in maniera eroica la virtù dell’obbedienza cristiana. Tutto quello che i suoi confessori le imponevano lei lo eseguiva nei minimi dettagli anche se ciò le poteva costare conseguenze dolorose. P. Germano le chiese di usare un linguaggio più distaccato e più rispettoso quando le appariva il suo Gesù e lei conseguentemente trattava Gesù come se fosse un estraneo. Le fu chiesto di dare meno confidenza agli angeli che le venivano a farle visita e coerentemente ammonì gli angeli addirittura in diverse occasioni di allontanarsi da lei. Le fu suggerito di dire a Gesù di non farle apparire le Stimmate, in effetti avvenne come le fu suggerito. Purtroppo per lei la conseguenza fu che ciò le causò dolori terribili nel suo corpo e nella sua anima non potendo avere sfogo fisico tutto il suo ardore amoroso verso Dio.

Umiltà: Dalle testimonianze del processo di beatificazione risultò che S. Gemma si distinse particolarmente nella virtù dell’umiltà. Infatti, cercava in tutti modi di farsi notare il meno possibile, nonostante sul piano puramente umano Gemma avesse molte qualità personali da evidenziare (tra cui una vivace intelligenza ed una discreta istruzione di base: componeva in versi, insegnava il francese e cantava molto bene). Non le importava, né reagiva in alcun modo se la gente la lodava o la disprezzava, se le persone le volevano bene o le volevano male. Gesù una volta le mostrò una pianura pieni di alberi, tra cui ne svettava uno molto più alto. Il Signore le disse: tutti gli alberi rappresentano le virtù, ma quello più alto è l’umiltà. Ossia era la virtù preferita da Gesù.

Povertà: Un’altra virtù in cui si distinse S. Gemma fu la virtù della povertà. Andava vestita tutto l’anno con un abito nero di lana ed una mantellina; era considerato l’abito più modesto che si potesse indossare a quel tempo, tanto che la gente rimproverava ai Giannini di portarsi dietro una persona vestita così dimessamente. Né poi volle avere abiti più belli anche se regalati. Se le capitava di avere qualcosa in sovrappiù, una monetina o del cibo, subito lo donava ai poveri. Gesù stesso le chiese, come estremo atto di rinuncia, di privarsi del dente di S. Gabriele, che Gemma portava sempre con sé come reliquia preziosissima; le costò un grande sacrificio privarsene ma eseguì comunque l’invito di Gesù.

Purezza: Senza dubbio questa Santa ben può essere ricordata per lo straordinario impegno profuso nel mantenersi pura. Basta citare soltanto una frase di un sacerdote (Sac. Andreuccetti), che aveva frequentato S. Gemma, per comprendere il livello di eccezionale trasparenza interiore da lei raggiunta: «Quello sguardo era cosa particolare, mi ha colpito moltissimo e non so neppure descrivere, quale, come e perché fosse », ed aggiunge «Gemma di umano non aveva che il corpo». Gemma al fine di custodire la virtù della purezza nutrì un’intensa devozione a S. Agnese e soprattutto alla Vergine purissima. Il senso di pudore e riservatezza personale era tale in lei che cercava di lavarsi solo quando in camera non c’era nessuno. La stessa zia Cecilia affermava, che pur dormendo insieme nella stessa camera per tre anni, non l’aveva mai vista spogliarsi. Gemma, come tutti i Santi, subiva violentissime tentazioni dal demonio, percepibili certe volte anche con i sensi. Durante una di queste tentazioni per spegnerle si buttò in pieno inverno nell’acqua ghiacciata del pozzo posto nel giardino di Casa Giannini. In un occasione l’angelo custode le disse: «E’ per questa tua grande virtù della verginità che il Signore ti conferisce tante grazie». Di ciò Gemma era così profondamente consapevole che rispondendo alla zia Cecilia a proposito dell’incoraggiamento a mantenere viva sempre tale virtù disse: «Non ho altra da dare a Gesù».

Penitenza: La sposa del Crocifisso non poteva certo non essere da meno del suo Signore nella volontaria abnegazione di sottoporsi ad ogni tipo di mortificazione, sia come esigenza di purificazione dai propri peccati che come necessità di offrirsi per amore della salvezza dei peccatori. Gemma fin da adolescente decise di rinunciare a qualunque tipo di soddisfazione materiale. Mangiava pochissimo, addirittura per alcuni mesi si cibò solo con l’Eucarestia. Beveva ancora meno. E quanto al dormire, interrogata su quante ore avesse riposato, ripose: «Un’oretta »; evidentemente il resto della notte la trascorreva in preghiera preparandosi a fare la Comunione la mattina seguente.

Si sottopose a molte penitenze corporali usando gli strumenti del tempo utilizzati anche presso alcuni ordini religiosi: ganci di ferro appuntiti che legava alla sua vita con i quali si batteva; una lunga corda di nodi in cui inserì delle punte che si cingeva addosso strettissima. Il suo Direttore spirituale in seguito, saputo le penitenze corporali che praticava, gliele proibì, considerando che le sue ordinarie croci fossero più che sufficienti per la sua mortificazione. Notiamo come queste penitenze non le diminuivano affatto le energie necessarie per attendere a tutte le sue occupazioni quotidiane.

Carità: La carità in Gemma era l’unica vera ragione del suo donarsi senza risparmiarsi a Cristo ed ai fratelli. Rinviamo agli altri paragrafi una descrizione più puntuale di questa virtù in quanto essa davvero abbraccia tutta la sua esistenza dalla nascita fino alla morte; diventa pertanto piuttosto difficile spiegarla con poche righe in questo contesto.

Tutte queste virtù, praticate in modo eccelso da S. Gemma, si alimentavano per il suo grande spirito di abbandono in Cristo crocifisso, dal quale riceveva forza e consolazioni sublimi che le alleggerivano, come il Vangelo d’altronde afferma, il peso del suo impegno e sacrificio.

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