GEMMA EUFEMIA GIANNINI
BREVE PROFILO BIOGRAFICO


- Eufemia, una delle figlie della famiglia Giannini

- Gemma Galgani entra in casa Giannini

- Eufemia prende il posto di Gemma sul Calvario

- La malattia, l’uscita dal monastero, la nuova fondazione

Eufemia, una delle figlie della famiglia Giannini

Eufemia Giannini nacque a Lucca il 27 ottobre 1884, terza figlia del farmacista Matteo e di Giustina Bastiani. A lei seguirono ben altri dieci figli, alla cui educazione contribuirono oltre ai genitori, la signora Cecilia, sorella di Matteo, e il sacerdote Lorenzo Agrimonti. Eufemia fu battezzata il giorno seguente alla nascita, nel battistero della cattedrale di s. Martino, da don Lorenzo, che le fece anche da padrino assieme alla nonna materna Guglielma Bastiani. La famiglia Giannini ebbe una certa agiatezza economica, ma questo non ostacolò nei suoi membri l'interiorizzazione dei valori evangelici. Eufemia ricevette tra le mura domestiche le basi della sua educazione alla fede, fu accompagnata con grande partecipazione dei familiari alla celebrazione dei sacramenti della Cresima, che le fu amministrata il 7 giugno 1892, e dell’Eucarestia, ricevuta per la prima volta l'11 aprile 1895. Frequentò le scuole elementari, complementari e normali presso le Suore Dorotee. Dopo essersi così preparata si presentò agli esami statali ottenendo il diploma di maestra.

Gemma Galgani entra in casa Giannini

Negli anni in cui Eufemia visse l’adolescenza, mentre si andava sviluppando la sua personalità vivace, intelligente e comunicativa, avvenne l'evento certamente più importante della sua vita: la conoscenza di Gemma Galgani. È Mariano, attento cronista delle vicende familiari, a narrarci lo svolgersi del primo incontro tra queste due ragazze:

Nella primavera del 1899 la mia famiglia conosceva Gemma solo di nome perché una zia di lei, la signora Elisa, era venuta a chiedere a mamma per la nipote, gravemente ammalata, una reliquia di s. Gabriele passionista, dichiarato allora venerabile. [...] Un giorno che le mie sorelle, accompagnate da mamma, andavano a scuola dalle suore Dorotee, incontrarono la signora Elisa che tutta sgomenta, raccomandò loro di pregare per la nipote che era in fin di vita. Pochi giorni dopo, il 2 marzo, Gemma guarì miracolosamente e la notizia della guarigione giunse agli orecchi della zia. [...]

Nella chiesa delle Salesiane il 1 giugno erano incominciate le prediche del mese dedicato al Cuore di Gesù, e Gemma era solita recarvisi verso le diciannove in compagnia di una certa Palmira. Anche Annetta ed Eufemia, con la zia, ascoltavano regolarmente queste prediche. Una sera Palmira si avvicinò e disse alla zia: «Signora Cecilia, vuol vedere la ragazzina del miracolo?» - La zia, che quella sera aveva fretta, rispose: «Volentieri, ma portala a casa nostra, così ci racconterai tutto meglio». Due o tre giorni dopo infatti Palmira la condusse da noi e fu quella la prima volta che Gemma entrò in casa nostra.

In quello stesso anno a Lucca furono predicate dai passionisti le missioni popolari in preparazione all'Anno Santo. Gemma si confessò da uno dei predicatori, p. Gaetano, e parlò a lui delle stigmate. Il padre le chiese se conoscesse la signora Cecilia Giannini, e, avuta risposta affermativa, fissò appuntamento a Gemma nella casa di lei, per esaminare con più calma i fenomeni straordinari di cui ella gli aveva parlato. In seguito la permanenza di Gemma in famiglia divenne sempre più difficile perché i fenomeni mistici straordinari che in lei si verificavano non erano compresi dalle zie, dalle sorelle e dai fratelli.

Mons. Giovanni Volpi, vescovo ausiliare della diocesi di Lucca e confessore ordinario della giovane, conoscendo la serietà della famiglia Giannini e il clima di maturità spirituale che vi si respirava, chiese alla signora Cecilia se Gemma non poteva essere accolta fra le mura domestiche della loro casa. Considerato il parere del fratello e quello dei Galgani, la zia Cecilia procedette in modo graduale alla definitiva accoglienza della futura santa nella casa di via del Seminario. Eufemia, ormai donna matura, appunterà nei suoi Ricordi:

Mons. Volpi non trovando modo di poterla mettere in convento, approfittò ben volentieri dell'occasione e della via che apriva la provvidenza, per raccomandarla alla sig.ra Cecilia che la tenesse più che poteva in casa sua. [...] Dapprima Gemma restava a casa nostra dalla mattina alla sera, poi la zia la fece restare anche a dormire mettendo una brandina nella sua camera. Alla famiglia Galgani questo dispiacque molto, ma data la miseria in cui viveva, acconsentì. Così nell'agosto 1899 Gemma restò definitivamente con noi.

L'accoglienza fatta a Gemma dai Giannini fu veramente stupefacente segno di apertura verso chi si trova nella necessità:
Noi eravamo ancora undici, perché Gabriele nacque nel 1900, e papà disse alla zia: «Gemma sarà la dodicesima figlia». E Gemma prese parte davvero alla vita di famiglia, ai lavori di casa, a qualche svago, agli affetti, sempre con molto riserbo, ma di cuore.

La vita dell'intera famiglia "continuò a scorrere senza turbamento, i numerosi bambini non avvertirono la vicinanza di una creatura così singolare". Ma la nostra Eufemia fu dolcemente conquistata dal fascino particolare che irradiava questa creatura che "ha sempre parlato poco, ma non ha mai dato segno di taciturnità o musoneria, era come tutte le altre senza singolarità, ma c'era una cosa che da tutte le altre la distingueva: era la presenza di Dio che ella aveva sempre in sé e che irradiava intorno" .

Tra tutti i suoi fratelli e sorelle Eufemia fu quella che ebbe la fortuna di assistere maggiormente alle estasi di Gemma e tutte le volte che fu possibile stenografò le parole che ella pronunciava nel suo dialogo con Gesù. Dovette certamente instaurarsi tra le due giovani un rapporto di particolare confidenza se Gemma, riservatissima per tutto quello che concerneva i fenomeni straordinari da cui fu caratterizzata la sua vita spirituale, arrivò a dire ad Eufemia: «Di te non mi vergogno più», e se, udendo un giorno il dialogo tra Eufemia e padre Germano, disse: «Vieni qua che tanto le tue cose le so io più di te».

 

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